Per la prima volta in Italia, la Prima Sezione civile del Tribunale di Milano ha accolto, in via cautelare, il ricorso d’urgenza presentato dai genitori di un ragazzo scomparso nel febbraio 2020 in seguito a incidente stradale condannando di fatto la Apple (tramite Apple Italia S.r.l.) a fornire assistenza ai ricorrenti nell’acquisizione delle credenziali d’accesso e nel recupero di dati e contenuti digitali archiviati nell’account i-Cloud del figlio.

Sulla scia del dettato dell’art. 2-terdecies del D.Lgs 196/2003 e ss. modifiche in relazione alla sopravvenienza dei diritti dell’interessato in seguito all’evento morte e della possibilità del loro esercizio post mortem da parte di determinati soggetti legittimati,  il giudice ha riconosciuto in  primis in capo ai genitori la qualità di titolari dei diritti relativi ai dati personali del figlio «per ragioni familiari meritevoli di protezione» (fumus boni iuris) unitamente al pericolo di un pregiudizio grave e irreparabile dettato dal fatto che, dopo un periodo di inattività del cloud, tutti i contenuti in esso contenuti sarebbero andati automaticamente distrutti (periculum in mora).

Inoltre, in relazione alla pretesa della società di esibire un ordine del Tribunale contenente determinati requisiti al fine di accedere ai contenuti del cloud (ad esempio, che il provvedimento giurisdizionale fosse richiesto dall’“amministratore o rappresentante legale del patrimonio del defunto”), il giudice ha sottolineato come «il riconoscimento della persistenza dei diritti connessi ai dati personali in capo a chi vanti, come nel caso di specie, una ragione familiare meritevole di protezione non può esser subordinato alla previsione di requisiti che, peraltro, riferimento ad istituti di un ordinamento giuridico diverso da quello italiano (dinanzi al quale il diritto è azionato), introducono condizioni diverse da quelle indicate dal legislatore», dichiarando pertanto illegittima la pretesa avanzata dalla resistente.

Infine, in relazione al diniego di Apple ai ricorrenti al fine di tutelare la privacy delle controparti delle comunicazioni del figlio, il giudice ha ricordato come l’art. 6 par. 1 lett f) del Regolamento UE 2016/679 (cd. “GDPR”) autorizza il trattamento necessario per il perseguimento di un legittimo interesse del titolare o di terzi, come nel caso di specie in cui l’accesso dei genitori per «ragioni familiari meritevoli di protezione» è volto allo scopo di raccogliere materiale (foto, video, appunti) alla realizzazione di progetti dedicati alla sua memoria.

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